Una strana faccenda

Una strana faccenda

di Antonella Rubino

Una penna biro si regge in piedi, da sola, al centro di un enorme e bianco foglio vergine.

Sembra che qualcuno l'abbia infilzata lì per farle scrivere più di quell'unico punto nero che ha saputo mettere giù finora; invece, addirittura, nessuno l'ha mai presa neanche in mano. Come ci sia arrivata è inspiegabile. Come si regga in piedi da sola è un mistero. Chiudo gli occhi e vedo un uomo scimmiesco: non so dire se è un uomo che somiglia molto a una scimmia o una scimmia che sembra un uomo. È appeso con le braccia a un grosso ramo di un albero, una sequoia possente e millenaria, con il tronco azzurro e le foglie violacee. Sta usando tutte le forze che ha, è stremato. La pena del mio cuore lo incoraggia a non mollare.

"Non ti stancare uomo scimmia, non lasciare la presa, vedrai che ce la farai". Ma l'uomo scimmia non sta cercando di non cadere. Esattamente il contrario. L'opposto.

Vuole tirar giù quello che sembra un ramo perché in realtà è il manico di un boccaporto che nasconde un tesoro. Quante cose sono diverse da come sembrano. Sono in piedi su una stella lucente di metallo, scivolosa e lucida come lo era l'argenteria di mia nonna. La stella ha quattro punte.