Al Belvedere in tempo di guerra. Quasi un diario

Al Belvedere in tempo di guerra. Quasi un diario

di Paolo Migliorini

Sulla scorta della corrispondenza originale scambiata tra il padre (il linguista Bruno Migliorini, che a quell'epoca insegnava all'Università di Firenze), e i suoi nonni paterni residenti a Roma, l'autore ricostruisce una specie di diario ex post della vita quotidiana degli anni di guerra, che la sua famiglia trascorse in gran parte al "Belvedere", una casa di campagna in Casentino, nel comune di Poppi (Arezzo). Con questo "diario" l'autore ha inteso lasciare ai suoi quattro nipoti (nati fra il 1999 e il 2006) una descrizione di ciò che accadde quando la bufera della seconda guerra mondiale si abbatté anche in quell'angolo appartato della Toscana. Nelle intenzioni dell'autore questo "diario" dovrebbe anche essere utile per inquadrare quegli eventi nel vasto e ingarbugliato scenario della sciagurata avventura nella quale l'Italia fu coinvolta negli anni 1940-45.

L'epistolario si svolge inquadrando lettere e cartoline postali sullo sfondo degli avvenimenti che si susseguirono sui vari fronti di guerra, e in particolare sul fronte italiano dopo la caduta di Mussolini e la fine della dittatura, allorquando la ritirata delle truppe tedesche si attestò sul fronte casentinese della Linea Gotica, a pochi chilometri dal Belvedere.