Le ultime diciotto ore di Gesù

Le ultime diciotto ore di Gesù

di Corrado Augias

Anno 33 della nostra èra, il giovane profeta Gesú di Nazareth viene condannato e giustiziato. Tutto si svolge in un pugno d’ore.

Il processo che ha cambiato il destino dell’uomo è celebrato in fretta, nottetempo, alle prime luci dell’alba. «Un alternarsi continuo di fiction e documentazione storica che si legge come un giallo». – Marco Malvaldi «Attraverso un sapiente dosaggio di saggistica e narrativa Augias presenta personaggi storici arricchiti di personalità e al contempo crea personaggi da romanzo molto vicini alla realtà». – Vito Mancuso Tutto si è svolto in un pugno d'ore, diciotto o venti al massimo. Dall'imbrunire di un giorno, al primo pomeriggio del successivo. In modo convulso. Per lo più nottetempo o alle prime luci dell'alba. Il processo che ha cambiato il destino dell'uomo è stato celebrato sicuramente in fretta, ma in base a quali accuse? Secondo quale rito? Chi aveva ordinato l'arresto e perché? E soprattutto, chi aveva il potere di convalidare il provvedimento emettendo la sentenza finale? Ad essere indagate sono le ultime febbrili ore di Gesù di Nazareth, il giovane profeta giustiziato su un patibolo romano a Gerusalemme in un anno convenzionalmente datato 33 della nostra èra. Vicende viste, forse per la prima volta, anche dalla prospettiva degli occupanti romani.

È questo un libro dove si entra e si esce dalla storia, dove si raccolgono e indagano i documenti, dove si commentano le fonti e le si fa parlare, e dove anche uomini e cose prendono vita. Fra queste pagine si ode il rumore della pialla del falegname, lo stridio delle ruote dei carri, il belato degli agnelli; si vedono il bianco della farina e il grigio del fumo dei camini e si percepiscono le presenze misteriose di maghi, indovini, assassini. Saggismo e gesto narrativo s'incontrano: c'è la precisione storica e c'è la vita, la passione per il mondo e il talento di raccontarlo. Molti sono i protagonisti della storia e appaiono più tormentati, sfaccettati, umani, di quanto siamo soliti considerarli...